Ciao
nella newsletter di questa settimana ho impacchettato una “skill” per ChatGPT e Claude che ti vorrei far testare e una riflessione un po’ controintuitiva sugli effetti meno evidenti dell’IA sul nostro lavoro.
Come sempre, i tuoi commenti e consigli sono i benvenuti!
Guida a ChatGPT Work
Dopo avertene parlato in un video, ho deciso di creare una piccola guida a ChatGPT Work.
Non è un manuale delle funzioni. Ho provato, invece, a spiegare come sfruttare davvero un agente capace di lavorare su attività lunghe e articolate, senza fermarsi al solito botta e risposta con un chatbot.
Il punto non è imparare qualche nuovo comando. È capire come deve cambiare il nostro modo di lavorare quando possiamo delegare all’IA una parte del processo: come preparare il contesto, definire il risultato, controllare l’avanzamento e valutare ciò che produce.
Carousel Builder
Carousel Builder è una skill che può essere usata con ChatGPT e Claude (però Claude non ha capacità di creare immagini quindi il risultato sarà povero).
In pratica, dopo averla istallata, la richiami e gli dai un URL ad un articolo oppure un testo e il sistema te lo trasforma in un carosello per i social (in formato sia .pdf che .png con le immagini singole).
Il chatbot prima di procedere ti farà delle domande in modo che tu possa personalizzare i font e i colori secondo la tua brand identity.
La skill si adatta anche al tuo ambiente di lavoro. Se la usi con un chatbot sul web lavorerà in modalità testuale, cioè ti farà domande.
Se, invece, scegli di usarla con ChatGPT Desktop si aprirà anche un editor visivo che ti permetterà di modificare le slide del carosello.
È ancora in fasce, quindi ti chiedo di installarla e farmi sapere se ci sono errori nel comportamento della skill usando questo form.
Gli effetti nascosti dell’IA sul tuo lavoro
“L’IA non ti sostituirà, ma sarai sostituito da qualcuno che sa usarla.” Questa formula l’abbiamo sentita tutti e ce la siamo ripetuta come un mantra rassicurante. Peccato che ometta un dettaglio non trascurabile: che succede quando tutti imparano a usarla?
Perché la promessa implicita di quella frase è che diventare più produttivi con la tecnologia ti renda automaticamente più prezioso. E invece no. Sono due cose diverse e la seconda non discende dalla prima.
In economia esiste un concetto che si chiama skill premium: il sovrapprezzo che il mercato riconosce a chi sa fare qualcosa che pochi altri sanno fare. Un consulente con vent’anni di esperienza vede insidie che il principiante non riesce nemmeno a immaginare e il cliente paga volentieri quella differenza. Ma se l’IA avvicina il principiante al livello dell’esperto, il divario si restringe. La competenza del senior non evapora: diventa meno rara. E quello che è meno raro, di norma, viene pagato meno.
Attenzione, non è un automatismo. Gli studi sulla produttività mostrano che l’IA aiuta di più i meno esperti, ma nessuno ha ancora dimostrato che questo faccia scendere gli stipendi. Tra compressione delle performance e compressione dei compensi ci sono di mezzo la domanda, il potere contrattuale, la regolamentazione, e soprattutto chi controlla la relazione con il cliente. Il meccanismo però è plausibile, ed è per questo che vale la pena guardarlo adesso invece che tra tre anni.
In un nuovo pezzo lungo sul mio blog ho provato a mettere a fuoco tre insidie che secondo me stiamo sottovalutando.
La prima è la trappola dell’augmentation: essere “aumentati” dall’IA non significa essere automaticamente pagati di più.
La seconda è il paradosso dei ruoli junior, perché l’IA automatizza proprio quei task apparentemente banali (leggere documenti, raccogliere dati, preparare slide) su cui però si costruiscono i modelli mentali di un mestiere. Rischiamo di formare persone che sembrano competenti prima di esserlo davvero.
La terza, la più silenziosa, è il momento in cui la tua competenza smette di essere tua e diventa infrastruttura aziendale: basta che il sistema incorpori la parte più osservabile del tuo lavoro perché l’organizzazione dipenda un po’ meno dalla tua presenza.
C’è anche una notizia meno cupa, e riguarda dove si sta spostando il valore. Ma non è dove tutti stanno guardando.
Non ho scritto un pezzo estivo e consolatorio, lo ammetto. Però vale la pena leggerlo perché contiene l’unica domanda che conta davvero: intorno a quale competenza costruirai il fortino a protezione della tua professionalità futura?
La marca latente
L'identità di marca non è più un monolite di significati. Nell’era della GenAI è diventata una "marca latente", un'identità in potenza che prende forma solo nell'istante esatto in cui un sistema di IA viene interrogato. Ne avevo già scritto qui. E ora ci ho fatto un video.
🔧 Tools & Tips
Anthropic introdurrà nei nuovi Claude un segnale invisibile nei testi e metadati firmati C2PA nei file, anche in risposta agli obblighi dell’AI Act. Tieni presente che il watermark è un indizio tecnico, non una prova infallibile. Ci può dire se un testo è passato prima da un’elaborazione di un chatbot (che potrebbe anche essere una revisione grammaticale), non se è stato scritto dall’IA.
OpenAI ha lanciato Computer History, una funzione opt-in per macOS che trasforma l’attività tra app e siti in una timeline utilizzabile da ChatGPT e Codex; per ora non è disponibile nello Spazio economico europeo, in Svizzera e nel Regno Unito. Non registra schermo o audio, ma può riassumere clic, digitazione e cambi di app: è il passo più concreto verso un assistente che capisce davvero come lavoriamo, e proprio per questo va attivato con permessi chirurgici.
Design Minis: un sito con varie risorse di design, dai font alle illustrazioni.
🎁 Goodies
Nuovo pezzo in heavy rotation nelle mie cuffie. Sono i Florence Road, una band che ho appena scoperto.
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Il punto sui ruoli junior è forse il più delicato: non perché l’IA elimini soltanto attività ripetitive, ma perché elimina anche le occasioni in cui si costruisce il giudizio professionale. Leggere cento documenti mediocri, ricostruire dati incompleti o preparare una prima versione imperfetta di una presentazione non è solo “lavoro esecutivo”: è il modo con cui si impara a riconoscere anomalie, ambiguità e priorità.
Nell’adozione di agenti AI in azienda vediamo però un possibile correttivo. Il junior può passare più rapidamente dal fare tutto a mano al dirigere un processo: definire fonti ammesse, scomporre il compito, verificare passaggi intermedi, contestare un output e documentare le eccezioni. Ma questo accade solo se l’agente rende osservabile il proprio percorso e se l’organizzazione progetta esplicitamente momenti di revisione. Un agente che consegna solo una risposta finale accelera il lavoro; un agente con tracce, fonti e checkpoint può anche diventare un ambiente di apprendimento.
Per questo il nuovo skill premium potrebbe non coincidere con il saper “usare l’IA”, competenza destinata a standardizzarsi presto, ma con il saper costruire sistemi di delega verificabile: decidere cosa automatizzare, dove mantenere attrito umano e chi risponde quando l’output è plausibile ma sbagliato. È una capacità insieme operativa, epistemica e organizzativa.
Vincenzo grazie per le dritte poi provo il tool.