Ciao, come va?
questa settimana ho completato il lavoro di riprogettazione della mia personal brand identity. È un modo per rendere più riconoscibili i contenuti che produco e dare un abito più consono alla mia attività consulenziale. Spero ti piaccia, nasce da un disegno fatto a matita qualcosa come venti anni fa e poi rimodellato con l’IA generativa.
PS ho fatto una bella chiacchierata con Enrico Pagliarini su Radio24 a proposito dei nuovi modelli GPT-5.6 e Fable 5. Si ascolta qui (arrivo al minuto 13).
L’impatto dell’IA sul tuo lavoro
Ogni settimana esce una nuova classifica delle professioni che l’IA ucciderà per prima. Traduttori o programmatori? Grafici o copywriter? Marketer o avvocati? Il fatto è che questo non è il modo giusto di affrontare la questione.
L’intelligenza artificiale non “incontra” un programmatore o un marketer Incontra singole attività: cercare informazioni, classificare documenti, produrre una prima bozza, sintetizzare una riunione, rispondere a un cliente. Alcune le sa già fare bene. Altre solo in parte perché richiedono contesto, giudizio, responsabilità.
Il lavoro non è un blocco che si affida per intero a una persona o a una macchina. È un insieme di task, un bundle, per usare il termine dell’economista Sangeet Paul Choudary (ti consiglio il suo libro “Reshuffle”). E dentro questo bundle l’IA entra in almeno quattro modi diversi: può sostituire un’attività del tutto (una trascrizione, una classificazione), può accelerarla, può abbassarne la soglia di competenza richiesta, oppure può crearne di nuove.
Ecco perché non basta dire “l’IA automatizzerà il 40% di questa professione”. Conta quali task vengono rimossi e quanto valore hanno quelli che restano. Automatizzare i compiti di supporto e lasciare al professionista i casi complessi è un effetto. Automatizzare l’interpretazione e lasciargli solo la raccolta dati è l’esatto contrario, stesso numero, esito opposto.
C’è poi un motivo storico per cui, finora, intere professioni non sono sparite come si temeva: la tecnologia mangiava i task, ma l’essere umano restava il goal-seeker. Continuava a decidere l’obiettivo, scomporlo, coordinare le eccezioni. Il titolo professionale restava, il contenuto cambiava sotto.
Con l’arrivo degli agenti di IA (vedi ChatGPT Work) questa funzione comincia a spostarsi. Non chiediamo più solo “scrivimi un’email”, chiediamo di individuare i clienti inattivi, segmentarli, scrivere messaggi diversi, lanciare la campagna e tanto altro. Il salto non è da uomo a macchina, è da task a obiettivo. E quando un sistema decide anche quali task servono e in che ordine, si avvicina alla funzione che teneva insieme il lavoro umano.
Ma le cose si complicano quando pensiamo che il lavoro, in effetti, non è solo un insieme di task apparentemente indipendenti, ma sono workflow che cambiano assetto con l’arrivo dell’IA. Il dattilografo più veloce su Word non è sopravvissuto perché l’intero workflow che dava senso alla sua professione è stato riconfigurato dal PC.
Quindi la domanda fondamentale che dovresti farti non è solo “quali attività del mio lavoro può fare l’IA”, ma se quelle attività continueranno a essere organizzate come oggi. E, di conseguenza, dove si sposterà il tuo lavoro di professionista.
Sono domande più scomode di una classifica di lavori a rischio. Ma sono le uniche che contano davvero.
Il pezzo completo entra nel dettaglio di come si ricompone un workflow e descrive i tre livelli, task, workflow, sistema, su cui vale la pena ragionare per capire dove si sta spostando il valore. Lo trovi sul mio blog.
ChatGPT Work: il nuovo modo di usare l’IA
ChatGPT è cambiato: da semplice interfaccia conversazionale è diventato un vero ambiente di lavoro.
In questo video confronto il vecchio modo di usare ChatGPT con il nuovo paradigma di ChatGPT Work o ChatGPT Lavoro, mettendo in evidenza ciò che cambia nell’esperienza, nell’organizzazione delle attività e nel tipo di risultati che si possono ottenere.
🎁 Goodies
Bello questo pezzo di Phoebe Bridgers che da Jimmy Fallon si è presenta con una band composta di ragazzini.
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Ciao, esemplare per chiarezza, approfondimenti solo per chi li chiede (o ne ha bisogno). Bene così